Terra mare e non solo. Quando il primario si trasforma in secondario e muove il terziario
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

Agea05/06/2026 14:42

Caporalato, Vitale (Agea): massimo sforzo a contrasto illeciti. Fondamentale attività di intelligence amministrativa e utilizzo banche dati

Roma - Caporalato, Vitale (Agea): massimo sforzo a contrasto illeciti. Fondamentale attività di intelligence amministrativa e utilizzo banche dati

“Il tema del caporalato, non solo per le ultime drammatiche vicende, é particolarmente sentito nell’ambito del mondo dell’agricoltura. Noi, come nuova governance da quando ci siamo insediati, abbiamo cominciato portando anche un po l’esperienza che io avevo, che ho mutuato dalla mia precedente attività professionale, dove, tra le altre cose, sono stato Direttore Centrale della Vigilanza Economia Sommersa dell’Inps, nonché Direttore Generale al Ministero dello Sviluppo economico dove – in pratica -controllavamo le attività delle cooperative”.

Così il Direttore dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) Fabio Vitale, nel corso dell’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari, svolts nell’ambito del filone d’inchiesta relativo alle attività illecite legate al fenomeno del caporalato in agricoltura.

“Abbiamo ritenuto da subito, fin dal nostro insediamento, di intervenire non solo nel velocizzare i pagamenti nell’ambito del settore agricolo, ma al contempo nel rendere questi pagamenti più trasparenti e sostanzialmente legali: e quindi ci siamo attivati subito sul tema della condizionalità sociale, ovvero verificare che ci fossero i presupposti legali che consentissero la corretta erogazione dei finanziamenti comunitari. Quindi abbiamo cominciato a chiedere alle altre amministrazioni competenti di firmare un protocollo con noi, necessario – secondo quanto stabilito dal Regolamento Comunitario – per integrare le nostre le nostre azioni. Quindi dopo con INPS, INAIL, Vigili del Fuoco, ASL e quant’altro siamo riusciti a raggiungere faticosamente l’obiettivo di avere un raccordo, almeno di tipo amministrativo”.

“Recentemente Agea ha a dispoisizone anche una società controllata al 100%, che si chiama Agecontrol, che è deputata a fare i controlli sulla qualità dell’ortofrutta. Al contempo siamo riusciti, anche con l’ultima legge sulla lotta alle frodi agroalimentari, a far riconoscere la funzione di pubblici ufficiali degli ispettori di Agcontrolm tale questo da garantirci una autonomia operativa per fare questo tipo di controlli. Al contempo da due anni a questa parte abbiamo istituito, nell’ambito delle diverse riorganizzazioni che abbiamo fatto, un ufficio antifrode. Abbiamo messo in piedi una piattaforma evoluta che individua ed indica tramite indicatori di rischi e da analisi comportamentali non solo le truffe in agricoltura, ma ci stiamo concentrando anche su quello che è il fenomeno del caporalato che impatta, per quanto di nostra competenza, sulla corretta erogazione dei finanziamenti comunitari”.

“Da ultimo, anche attraverso la Carta Nazionale dell’Uso del Suolo, perché da tre anni a questa parte lavoriamo quasi esclusivamente con i sistemi satellitari molto evoluti, che sono ovviamente deputati a garantire una massima riconoscibilità del territorio per un corretto utilizzo dei fondi europei, stiamo sviluppando una serie di layer, di strati informativi dedicati, tra i quali uno di questi che che stiamo che stiamo elaborando riguarda proprio il caporalato. Un primo esempio lo abbiamo adottato nell’ambito della Terra dei Fuochi, dove siamo stati chiamati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri a fornire un supporto di analisi da mettere a disposizione delle forze dell’ordine. Ora ci stiamo concentrando in maniera particolare proprio sul caporalato: abbiamo fatto un protocollo importante con l’INPS dove abbiamo condiviso questa nostra piattaforma dove incrociamo i dati di INPS, che sono prettamente dati che riguardano i lavoratori del settore agricolo, con i nostri dati che sono depositati sul fascicolo aziendale delle imprese, e che sono dati di estensioni territoriali, dati che individuano a livello di meccanizzazione dell’azienda, e al contempo ci consentono di attribuire un rating di affidabilità all’azienda proprio sul fascicolo, e di capire qual è il fabbisogno lavorativo delle aziende”.

“Il problema che noi stiamo rilevando, e che è un problema fondamentale, è che purtroppo nell’ambito del sistema delle pubbliche amministrazioni che sono dedicate a svolgere questa attività di verifica, di controllo, di monitoraggio viene adottata poco l’attività di Intelligence Amministrativa a tavolino, perché è indubbio che le forze in campo – qualunque esse siano – non consentiranno mai di controllare in maniera sistematica la correttezza del lavoro, in questo caso agricolo, ma anche in senso in senso più ampio. Quindi sarebbe quanto mai auspicabile da questo punto di vista che questa analisi di intelligence amministrativa fosse condotta con la completa disponibilità delle banche dati che ogni amministrazione dedicata dovrebbe averem consolidare e mettere a disposizione tra le varie amministrazioni. È ovvio che in questo noi siamo particolarmente avvantaggiati perché abbiamo una mole di dati importantissimi, che adesso andremo anche a consolidare non solo con le strumentazioni che abbiamo a disposizione. Abbiamo in idea, e vorremmo valorizzare quello che stiamo facendo come service rispetto anche alle altre pubbliche amministrazioni – tipo INPS, INAIL, Guardia di Finanza, Carabinieri”.

“Stiamo lanciando un progetto che riguarderà quattro regioni del sud Italia dove andremo a individuare attraverso l’elaborazione, a seguito di un sorvolo dei droni che arrivano fino a quattro centimetri, per mappare il territorio delle imprese individuate, che sono la conseguenza di un’analisi degli indicatori di rischio che facciamo a tavolino, e quindi mettere in sicurezza l’informazione da dare poi a chi dovrà andare in campo e fare le verifiche puntuali. Ovviamente questo è un aspetto che deve essere di tipo preventivo, ma al contempo deve essere anche tempestivo, perché nel momento in cui si realizza anche un forte coordinamento tra pubblica amministrazione e forze di polizia, con la capacità di sviluppare analisi che abbiamo noi i dati e metterli a disposizione, conseguentemente ci deve essere un’azione complessiva”.

“Faccio un esempio: una delle tematiche che interessa il mondo dell’agricoltura e che rappresenta un grosso vulnus, in questo porto anche un’esperienza del mio precedente lavoro, sono le cosiddette indennità di disoccupazione agricola, che ormai sono un vero e proprio ammortizzatore sociale nell’ambito dell’agricoltura, nate come strumento per tutelare la stagionalità del lavoro. Purtroppo questo non ha garantito quella organicità necessaria e che ha prestato il fianco ovviamente a strumentalizzazioni e speculazioni”.

“Questi fondi erogati come sostegno agli agricoltori in realtà rappresentano una massa monetaria che viene utilizzata in maniera impropria dagli stessi caporali, dalle stesse organizzazioni criminali e in alcuni casi – dispiace anche dirlo – è un aspetto che fa comodo anche anche agli stessi lavoratori, perché questo gli garantisce comunque di ricevere un sottocosto, un sottopagamento da parte delle imprese e al contempo vanno a integrare con una parte di questa disoccupazione agricola, e prendono tutta una serie di benefici, e quindi tutto questo non porta alla denuncia di queste situazioni di sfruttamento”.

“Il caso della Calabria, almeno dalla testimonianza del lavoratore afgano che si è salvato da quella strage, è chiaro: i lavoratori non volevano essere messi in regola, non li hanno messi in regola e quindi la mafia organizzata li ha eliminati perché c’è una continua estorsione. Noi che cosa vogliamo cercare di fare questo: lo stiamo sperimentando anche con l’INPS. Abbiamo rilevato da un incrocio di dati che le informazioni che arrivano ai INPS, per quanto riguarda le imprese agricole, sono gonfiate sul numero dei lavoratori cosiddetti impiegati perché da parte loro c’è la necessità di ottenere maggiore disoccupazione agricola, mentre da parte nostra utilizzano una maggiore dichiarazione che interessa maggiori estensioni territoriali, perché questo gli consente di prendere più finanziamenti comunitari. Avendo incrociato questi dati presi dall’Inps con i dati che abbiamo noi sul fascicolo aziendale, abbiamo verificato che circa l’80% di queste dichiarazioni non sono correlate, e quindi c’è una forte distorsione”.

“Abbiamo anche in progetto di creare – con queste informazioni qualificate che abbiamo a disposizione –  una figura istituzionalizzata, un assistente istituzionale che raccolga, che coordini, che indirizzi questi lavoratori in base alle informazioni che abbiamo noi e che abbiamo anche insieme all’INPS all’interno delle aziende, e che lo faccia in maniera qualificata. L’attività che noi stiamo cercando di fare – proprio nell’ambito di una visione che ci siamo costruiti – non è soltanto quella di andare a creare le condizioni di valorizzazione del dato per contrastare il lavoro sommerso in agricoltura e lo sfruttamento, ma quello di andare a creare i presupposti per la costruzione di una banca dati di fabbisogno, che sia accompagnata anche da una anagrafica di questi lavoratori che avrebbe un impatto anche diverso rispetto alla gestione della immigrazione, dove la stragrande maggioranza di queste persone poi vengono sfruttate nel mondo dell’agricoltura. L’effetto sarebbe ovviamente la presenza e la percezione da parte delle imprese e da parte degli imprenditori disonesti di uno Stato che è presente”.

www.agricolae.eu

www.agea.gov.it 

Agea, presentato l’Annual Report: nel 2025 erogati oltre 10 mld. Risorse, controlli e svolta digitale a sostegno del settore primario. REPORT, DATI E VIDEOINTERVISTE: Lollobrigida, Vitale, De Carlo