Terra mare e non solo. Quando il primario si trasforma in secondario e muove il terziario
Gli altri siti del gruppo:

Categorie

Accesso

ENPAIA25/06/2026 11:38

Enpaia, Fiorio: La terra che cura: quando la legge diventa comunità

Enpaia, Fiorio: La terra che cura: quando la legge diventa comunità

 

«A distanza di oltre dieci anni dall’approvazione della Legge 141, possiamo dire che l’agricoltura sociale non è più un esperimento, ma una politica pubblica matura, capace di generare benessere reale. Quella norma — che ho avuto l’onore di firmare per primo — ha dato un nome, un perimetro e una dignità istituzionale a ciò che molti territori già intuivano: che la terra può essere un luogo di cura, di relazione e di riscatto.»

Così Massimo Fiorio, membro del CdA di Enpaia, ha aperto il suo intervento al corso dei giornalisti del 25 giugno, ospitato nella sede ANBI. «Le fattorie sociali non sono strutture assistenziali: sono presidi di comunità, dove la produzione agricola si intreccia con percorsi educativi, riabilitativi e formativi. Sono luoghi in cui la fragilità non viene nascosta, ma accompagnata; in cui il lavoro diventa strumento di dignità e non semplice attività economica.»

Fiorio ha ricordato come la Legge 141/2015 abbia rappresentato un cambio di paradigma: «Per la prima volta lo Stato ha riconosciuto che il welfare può nascere dalla terra. Che l’inclusione può essere generata da un campo coltivato, da una stalla, da un orto, da un laboratorio di trasformazione. E che l’agricoltura, quando è messa nelle condizioni di esprimere la sua funzione sociale, diventa un motore di coesione e di rigenerazione territoriale.»

Rivolgendosi ai giornalisti presenti, ha sottolineato la responsabilità dell’informazione: «Raccontare l’agricoltura sociale significa raccontare un’Italia che non lascia indietro nessuno. Significa dare voce a un welfare che non si limita a erogare servizi, ma costruisce relazioni, restituisce autonomia, ricuce comunità. È un giornalismo che richiede sensibilità, competenza e la capacità di vedere oltre la produzione agricola in senso stretto.»

E ha concluso con una visione che guarda al futuro: «La sfida dei prossimi anni sarà consolidare questo modello, ampliarlo, sostenerlo con risorse adeguate e farlo conoscere. Perché l’agricoltura sociale non è un settore: è un modo di pensare il Paese.»