Enpaia, Stelluto (ANBI): Le parole che tengono il Paese: il lessico dell’acqua come infrastruttura civile
“Ogni infrastruttura nasce da un progetto, ma ogni progetto nasce da una parola. La bonifica italiana ha costruito il Paese molto prima che esistessero i piani strategici, e lo ha fatto attraverso un lessico che è diventato identità: scolo, irrigazione, manutenzione, presidio, sicurezza, territorio. Sono parole antiche, ma oggi più che mai decisive. Perché senza il linguaggio giusto, l’acqua non si governa: si subisce.”
Così Fabrizio Stelluto, giornalista e responsabile della comunicazione ANBI, nonché CONSIGLIERE DELL’ODG Veneto, ha aperto il suo intervento al corso del 25 giugno. «Il PNISSI ci ricorda che l’Italia ha bisogno di opere, ma anche di un linguaggio capace di farle capire. Se non spieghiamo cosa significhi davvero “invaso”, “accumulo”, “rigenerazione idrica”, “prevenzione diffusa”, rischiamo che la modernità venga percepita come un costo, non come una necessità.”
Stelluto ha insistito su un punto cruciale: la comunicazione non è un accessorio della gestione idrica, è parte della gestione stessa. «Le parole sbagliate creano paura, le parole giuste creano consapevolezza. Dire “alluvione” non è come dire “mancata manutenzione”. Dire “siccità” non è come dire “assenza di infrastrutture”. Dire “emergenza” non è come dire “ritardo”. Il giornalismo ha il compito di scegliere le parole che aiutano il Paese a capire dove si gioca il suo futuro.”
Rivolgendosi ai colleghi giornalisti presenti, ha aggiunto: “L’acqua non è solo un tema tecnico: è un racconto nazionale. È la storia di un’Italia che ha imparato a convivere con la sua fragilità idrogeologica e che oggi, con il PNISSI, ha finalmente una rotta chiara. Ma una rotta non serve a nulla se non viene spiegata. Ecco perché il lessico della bonifica non è un linguaggio di settore: è un linguaggio civile.”
E ha concluso con una frase che ha il peso di una visione: “Le opere si costruiscono con il cemento, ma si difendono con le parole. Perché un Paese tiene solo se tiene il suo linguaggio. E il linguaggio dell’acqua è il primo che dobbiamo imparare a parlare bene.”