Acqua, Serpillo (UCI): Italia non è povera d’acqua, manca la regia. Serve una governance nazionale per unire territori, agricoltura e infrastrutture
“L’Italia deve affrontare il tema dell’acqua superando gli interventi emergenziali e sviluppando una visione nazionale, stabile e coordinata, capace di tenere insieme risorsa idrica, agricoltura, comunità locali, montagna, innovazione e infrastrutture”.
Il Presidente nazionale dell’Unione Coltivatori Italiani (UCI), Mario Serpillo commenta i temi emersi nel corso del seminario, svoltosi nei giorni scorsi a Mantova, organizzato dalla Fondazione Symbola, durante il quale è stata rivolta particolare attenzione ai panel sull’economia circolare e sulle nuove filiere dell’acqua.
“In Italia cadono ogni anno oltre 300 miliardi di metri cubi di precipitazioni, ma – a tutt’oggi – una parte significativa di questa risorsa non viene trattenuta e finisce direttamente in mare. Parallelamente, secondo gli ultimi dati disponibili, le perdite delle reti idriche nazionali superano ancora il 40% dell’acqua immessa negli acquedotti, con punte molto più elevate in alcune aree del Mezzogiorno. Sono numeri che da molto tempo raccontano una realtà drammatica: essi documentano e dimostrano, non solo le gravi criticità presenti sul territorio nazionale, ma l’inerzia con cui esse vengono affrontate. Il problema non è soltanto la disponibilità della risorsa, ma la capacità di gestirla”.
Il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo sottolinea, ancora una volta, che la questione idrica riguarda direttamente il futuro dell’agricoltura italiana.“L’agricoltura utilizza circa il 50% dell’acqua consumata nel nostro Paese ed è il settore che più di tutti subisce gli effetti della crisi climatica. Negli ultimi anni abbiamo assistito a periodi di siccità sempre più frequenti alternati a precipitazioni estreme e concentrate. Senza invasi, reti efficienti, manutenzione e programmazione, gli agricoltori si trovano a fronteggiare danni economici enormi e una crescente incertezza produttiva”.
In tal senso, la crisi siciliana rappresenta uno degli esempi più evidenti delle criticità del sistema; anche in presenza di precipitazioni molto più abbondanti, come quelle verificatesi nelle scorse stagioni.
“La Sicilia ha vissuto negli ultimi anni una delle peggiori emergenze idriche della sua storia recente. Eppure non siamo davanti a una carenza assoluta di acqua; tuttavia, la regione soffre le conseguenze di infrastrutture insufficienti, reti obsolete e capacità di accumulo non adeguate. È la dimostrazione che la gestione della risorsa è ormai importante quanto la risorsa stessa”.
Il Presidente dell’UCI richiama anche il ruolo strategico delle aree interne e montane. “Circa il 35% delle risorse idriche superficiali italiane nasce nei territori montani. Eppure, molte comunità che custodiscono sorgenti, boschi e bacini continuano a soffrire carenze infrastrutturali e spopolamento. Dobbiamo riconoscere il valore economico e ambientale dei servizi ecosistemici che queste aree garantiscono all’intero Paese”.
Accanto al tema dell’acqua, Serpillo sottolinea il valore dell’economia circolare come leva di competitività.
“L’Italia è già tra i leader europei nel riciclo dei rifiuti e nel recupero di materiali. Oltre il 70% degli imballaggi viene avviato a riciclo, una percentuale superiore alla media europea. Questo dimostra che sostenibilità e competitività possono crescere insieme. Lo stesso approccio deve essere applicato alla filiera dell’acqua, puntando sul riuso, sulla depurazione avanzata, sul recupero dei materiali e sulla valorizzazione degli scarti”.
Secondo l’UCI, le innovazioni più avanzate, dalla digitalizzazione delle reti ai contatori intelligenti, fino alle nuove tecnologie per il recupero dei materiali derivanti dai processi di depurazione, indicano una direzione chiara. “Eppure – afferma Serpillo – l’innovazione da sola non può bastare. Dopo circa 5 miliardi di euro investiti dal PNRR nel settore idrico occorre garantire continuità agli interventi, accelerare le autorizzazioni e costruire una strategia di lungo periodo. L’Italia ha bisogno di una politica dell’acqua adeguata alle sfide climatiche, agricole e produttive che ci attendono. Non serve soltanto – conclude il Presidente – aver istituito una cabina di regianazionale, bisogna farla funzionare affinché sia capace di coordinare competenze, investimenti e territori. Se l’acqua è una risorsa strategica per il Paese essa deve essere una priorità politica permanente”.