Areil, l’Alleanza per la Responsabilità Etica, Inclusiva e del Lavoro, che riunisce 17 organizzazioni nazionali sindacali e datoriali, chiede al governo di adoperarsi per tutelare la libertà sindacale, con la piena attuazione dell’articolo 39 della Costituzione, e segue con attenzione gli sviluppi del dibattito in corso sul cosiddetto decreto Primo maggio, in materia di contratti collettivi e giusto salario.
Areil auspica l’introduzione di regole più rigorose, che possano garantire una maggiore trasparenza, a tutela dei lavoratori e delle imprese che svolgono la propria attività con correttezza.
L’Alleanza non difende contratti deboli o zone franche, ma al contrario è favorevole ad un’azione di contrasto efficace del dumping contrattuale, che però non si trasformi in una indebita interferenza nelle dinamiche della rappresentanza, restringendo gli spazi di autonomia e di confronto democratico delle organizzazioni sociali.
Il problema del lavoro povero non è soltanto l’effetto della frammentazione del panorama contrattuale e del proliferare di contratti “pirata” o supposti tali, che non assicurano un trattamento economico dignitoso, ma piuttosto di una più generale tendenza che trasversalmente rischia di svilire lavoro e senso autentico della rappresentanza.
Un contratto è effettivamente “pirata” non perché esclude organizzazioni “blasonate”, ma quando viene sottoscritto da sigle di comodo, totalmente prive di rappresentanza reale, all’unico scopo di tagliare drasticamente diritti e tutele, promuovendo la precarizzazione.
Lo sfruttamento non germina soltanto nell’illegalità o nelle zone grigie, ma anche alla luce del sole, codificato e protetto pure da contratti collettivi nazionali, regolarmente registrati e sottoscritti dalle stesse sigle sindacali e datoriali “blasonate”, che oggi ipocritamente alimentano un dibattito pubblico viziato e non rispondente alla realtà dei fatti, al solo scopo di marginalizzare le altre organizzazioni.
Al di là degli intenti, così come concepito, il decreto Primo maggio rischia di agevolare questa dinamica, addirittura legittimando alcune anomalie e criticità, e di alimentare al contempo discriminazioni tra le organizzazioni sociali. Un risultato negativo che la riforma dell’Archivio nazionale dei contratti, effettuata dal Cnel, ha accentuato.
Sembrano, invece, andare nella direzione giusta gli emendamenti al testo, presentati in questi giorni in Commissione parlamentare, che avremo modo di valutare compiutamente, non appena l’esito dei lavori sarà più chiaro e definitivo.
Resta, comunque, l’esigenza di un approccio diverso alla questione: un riordino della giungla contrattuale e la promozione del lavoro di qualità sono possibili soltanto stabilendo criteri validi per tutti e parametrabili, con trattamenti economici minimi omogenei e controlli sistematici sull’effettiva attuazione.
Un obiettivo per il quale Areil intende impegnarsi, mettendo in campo tutte le iniziative necessarie e promuovendo un confronto franco e collaborativo con le istituzioni.