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CREA04/06/2026 17:26

Rocchi: “CREA, un ente sempre più strategico per il futuro dell’agricoltura italiana”

Un ente più forte, più connesso al sistema produttivo, dalla valenza strategica per il futuro dell’agricoltura: a metà mandato, il presidente Andrea Rocchi, insediatosi nell’aprile 2024, traccia un primo bilancio.

 

“Il CREA oggi è un motore propulsivo imprescindibile dell’agroalimentare italiano. Anche grazie al pieno sostegno di Francesco Lollobrigida, nostro Ministro vigilante, abbiamo rafforzato competenze, risorse e visione per accompagnare il Paese nelle grandi trasformazioni in atto nel settore primario. Un percorso, quello fatto in questi due anni, che ha consentito di mettere in sicurezza conti e bilanci, di garantire un fondo di funzionamento triennale, di riorganizzare Centri e Amministrazione dell’Ente e di procedere a nuove assunzioni, oltre a quelle previste da “ColtivaItalia” per il ricambio generazionale. A ciò si aggiungono l’introduzione di sistemi gestionali avanzati e una crescente e sempre più significativa presenza del CREA nei contesti istituzionali e internazionali dell’Agrifood.”, afferma Rocchi.

 

Il cambio di passo è evidente e si articola su più livelli: una nuova governance, con l’entrata in vigore del nuovo Statuto e la messa a punto di una macchina organizzativa più snella e incisiva, rafforzata dalla sinergia con la Direzione Generale guidata da Maria Chiara Zaganelli; una visione strategica decennale che, per la prima volta nella storia dell’Ente, definisce in modo organico e lungimirante le grandi traiettorie da seguire per sostenere il sistema agroalimentare, segnando il passaggio da una logica di intervento prevalentemente contingente a una pianificazione di lungo periodo, capace di orientare in modo coerente le scelte scientifiche e organizzative. A questo si accompagna la recente approvazione in CdA del ROF – Regolamento di Organizzazione e Funzionamento – strumento chiave per definire e ottimizzare in modo puntuale assetti, competenze e processi interni, insieme alla nomina di nuovi Direttori dei Centri di Ricerca, chiamati a rafforzare la capacità di coordinamento scientifico e gestionale e a tradurre gli indirizzi strategici in azioni concrete ed efficaci.

Sul fronte dell’attività progettuale, il CREA, nel corso del 2025, ha acquisito progetti per un importo totale pari a € 52.872.129,37, con un incremento di valore del 40% rispetto all’anno precedente, confermandosi per il secondo anno consecutivo come primo Ente di ricerca italiano nel settore agroalimentare. Grande lo sforzo per consolidare e ampliare quelle linee ad alto impatto che il comparto richiede a gran voce: agricoltura di precisione, digitalizzazione dei sistemi agroforestali e approcci innovativi alla difesa delle piante per produrre di più con meno e tutelare l’agrobiodiversità; gestione intelligente dell’acqua, del suolo e della Rete Agrometeorologica per contenere l’impatto dei cambiamenti climatici; valorizzazione dei reflui zootecnici e del digestato in chiave circolare e nuove strategie di carbon farming per una sostenibilità veramente efficace ed efficiente; infine, ma non ultimo, il mare e le sue risorse. In questo quadro, particolare centralità assume il coordinamento del progetto MASAF TEA4IT, finalizzato alla sperimentazione sulle Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), una delle frontiere più avanzate per lo sviluppo di colture più resilienti agli stress biotici e abiotici, più sostenibili e in grado di garantire elevati standard qualitativi.

 

Sul fronte della gestione strategica dei dati, generati continuamente grazie alle tecnologie avanzate applicate all’agricoltura e alla ricerca, il CREA investe nel potenziamento delle infrastrutture digitali per garantire interoperabilità, qualità e accessibilità, con l’obiettivo di costruire un ecosistema sempre più integrato e collaborativo, in sinergia con centri di ricerca, università e imprese. Come ad esempio piattaforme di business intelligence basate su PowerBI per lo sviluppo di sistemi di supporto alle decisioni (DSS) e strumenti digitali per la gestione delle aziende agricole sperimentali, come AZiNet – la piattaforma che sistematizza e rende pienamente accessibile e fruibile il patrimonio informativo e infrastrutturale dell’Ente.

 

Si è consolidato in modo significativo il ruolo del CREA come nodo strategico sia tra istituzioni, sia con il sistema produttivo sia con gli altri interlocutori della Ricerca, anche in una prospettiva internazionale. Nel biennio, infatti, sono stati siglati complessivamente 72 accordi, di cui 46 nazionali e 26 internazionali. Le collaborazioni con enti quali INAIL, ISMEA, ISPRA e ASI, insieme alle iniziative sviluppate con il sistema dell’istruzione agraria attraverso Re.N.Is.A. e alle partnership internazionali, delineano una rete sempre più ampia, integrata e strutturata, per promuovere l’innovazione lungo l’intera filiera e per trasferirla dalla ricerca al campo.

 

Il CREA ha moltiplicato le azioni di trasferimento tecnologico, attuate attraverso strumenti dedicati alla valorizzazione di brevetti, startup, risultati scientifici e innovazioni sviluppate nei laboratori, nonché mediante l’Agrifood Innovation Hub, che apre stabilmente le sedi del CREA agli istituti agrari e agli studenti, consolidando il legame tra ricerca, formazione e sviluppo di nuove competenze. A conferma di questo impegno, nel 2025 il portafoglio di proprietà intellettuale del CREA – il cui catalogo è disponibile sul sito del CREA – conta 35 brevetti per invenzione industriale, 202 privative per novità vegetali, 12 marchi registrati e 831 varietà iscritte ai registri nazionali. Per queste ultime, l’Ente cura le attività di conservazione, articolate tra specie agrarie (180), ortive (68), della vite (271), cloni forestali (47) e specie frutticole (265).

 

A sostenere questa fase di crescita sono gli investimenti, fortemente voluti dal MASAF: 10 milioni di euro per le Tecnologie di Evoluzione Assistita (Legge di bilancio per l’anno 2026), 14,5 milioni per l’ammodernamento delle aziende agrarie sperimentali (10 mln euro per ammodernamento aziende /laboratori e 1,5 mln attrezzature) e ulteriori risorse (3 mln) destinate al rafforzamento dell’organico, sempre al centro della strategia dell’Ente (DDL Coltivaitalia – emendamenti inclusi- provvedimento in discussione alla Camera in attesa delle coperture). Infatti, sono 111 le unità di personale assunte a vario titolo, a tempo indeterminato, in questi due anni, a testimoniare un cambio di passo nella valorizzazione delle competenze. Tra queste figurano numerosi ricercatori e tecnologi, per i quali le procedure sono state riavviate nel 2025, dopo uno stop che durava dal 2016. Questo trend positivo si conferma e si amplia con il nuovo Piano del Fabbisogno recentemente approvato.

 

Infine, le infrastrutture: sono state poste le basi per il raddoppio del Centro di genomica e bioinformatica di Fiorenzuola d’Arda, mentre è stata avviata la realizzazione di Custos Plantis, infrastruttura d’avanguardia per la difesa delle colture e la ricerca fitosanitaria, fino al rilancio delle sedi storiche.