Anbi al Senato. I Contratti di Fiume devono diventare strumenti obbligatori per enti pubblici territoriali
Solo attraverso una “governance” stabile, continuativa e fondata sul contributo di chi opera quotidianamente sul territorio si possono conseguire obbiettivi di tutela ambientale, resilienza climatica, sicurezza idraulica e sviluppo sostenibile: è questa la convinzione dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), espressa dal Direttore Generale, Massimo Gargano, audito in Commissione Ambiente del Senato nell’ambito dell’esame della proposta di risoluzione “Misure per rafforzare lo strumento del Contratto di Fiume”.
Nel merito, ANBI, condividendo l’obbiettivo del documento, propone l’obbligo di partecipazione e sottoscrizione di tale strumento pianificatorio da parte degli enti pubblici competenti per territorio(Autorità di Bacino Distrettuale, Regioni, Città Metropolitane, Province, Comuni, Enti Parco, Consorzi di bonifica ed irrigazione, ecc.), limitando l’attuale partecipazione volontaria ai soggetti economici, produttivi, associativi e della società civile; chiede inoltre il riconoscimento dei Contratti di Fiume come sedi permanenti di concertazione territoriale, nel cui ambito valorizzare il ruolo dei Consorzi di bonifica ed irrigazione quali soggetti tecnici di presidio permanente e di raccordo tra esigenze ambientali, sicurezza idraulica, agricoltura e sviluppo locale.
“L’esperienza maturata negli anni dimostra come molti Contratti di Fiume abbiano prodotto importanti percorsi di confronto e condivisione, ma abbiano spesso incontrato difficoltà nel tradurre le decisioni in azioni concrete, a causa dell’assenza o della partecipazione discontinua di soggetti pubblici essenziali” evidenzia il DG di ANBI – La presenza obbligatoria degli enti pubblici, che operano quotidianamente sul territorio, consentirebbe di trasformare i Contratti di Fiume in sedi permanenti di concertazione tecnica ed istituzionale, dove costruire decisioni realistiche, condivise e concretamente attuabili.”
Per quanto riguarda i compiti da affidare ai Contratti di Fiume, ANBI condivide l’obbiettivo di promuovere interventi finalizzati al ripristino della naturalità ed al miglioramento della qualità ecologica dei corpi idrici, nonchè alla tutela della biodiversità, definendone però gli interventi attraverso una valutazione puntuale delle caratteristiche idrauliche, agricole, economiche, ambientali e sociali dei territori interessati: la naturalità deve infatti rappresentare un obbiettivo da perseguire attraverso soluzioni territorialmente sostenibili e compatibili con le funzioni strategiche, svolte dai corsi d’acqua e dalle relative infrastrutture. Analoga esigenza di confronto permanente emerge rispetto all’impegno di “promuovere, in collaborazione con le Regioni e le Autorità di Distretto, interventi di manutenzione idraulica, sostenibile e periodica dei bacini e sottobacini idrografici”, giacché la definizione di tali interventi richiede necessariamente il contributo degli enti, che operano quotidianamente nella gestione e manutenzione della risorsa acqua, affinché gli interventi ambientali possano essere integrati con le esigenze di sicurezza idraulica e tutela delle attività economiche.
Secondo ANBI, rilevante è anche il punto della risoluzione, che riconosce ai Contratti di Fiume un ruolo nella “definizione degli scenari e dei piani, in relazione alla mitigazione della vulnerabilità delle risorse idriche ed al contenimento dell’impatto degli eventi estremi”; pure in questo caso, come nell’efficacia dei programmi d’azione, la partecipazione obbligatoria degli enti pubblici territoriali rappresenta una condizione essenziale per garantire la qualità tecnica delle valutazioni e la concreta attuabilità delle misure individuate: i Consorzi di bonifica ed irrigazione, ad esempio, dispongono di dati, competenze ed esperienze fondamentali per costruire scenari realistici e strategie efficaci di adattamento climatico.
ANBI, infine, condivide quanto previsto nella risoluzione per impegnare il Governo a “promuovere iniziative di corretta informazione e formazione multidisciplinare in merito alle tipologie d’intervento, ai criteri e alle modalità di esercizio della manutenzione sostenibile dei corpi idrici superficiali, delle foci, dell’alveo e della sezione fluviale”; sostiene anche l’obbiettivo di promuovere programmi scolastici di educazione ambientale e civica in materia di cultura dell’acqua, prevenzione del rischio idraulico, uso sostenibile della risorsa idrica, tutela degli ecosistemi acquatici.
“Anche qui – conclude Massimo Gargano – i Consorzi di bonifica ed irrigazione, già promotori di numerose iniziative educative, rivolte alle scuole ed alle comunità locali, possono contribuire in maniera significativa alla costruzione di percorsi formativi, radicati nelle realtà territoriali.”
In sintesi, ANBI esprime apprezzamento per la proposta di risoluzione, che riconosce il valore strategico dei Contratti di Fiume, quali strumenti di “governance” integrata delle risorse idriche, adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione del dissesto idrogeologico e partecipazione attiva delle comunità locali; tuttavia, affinché tale obbiettivo possa essere realmente praticato, si ritiene necessario affrontare una criticità strutturale, che limita l’efficacia dello strumento: il carattere esclusivamente volontario della partecipazione degli enti pubblici.