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Vino e Liquori10/06/2026 11:14

Assemblea Federvini. Vino, vendite in calo nel primo trimestre 2026 per volume, ma crescita in valore. Export in calo. I DATI

Assemblea Federvini. Vino, vendite in calo nel primo trimestre 2026 per volume, ma crescita in valore. Export in calo. I DATI

Roma -


OSSERVATORIO ECONOMICO FEDERVINI by NOMISMA WINE MONITOR

Sintesi delle principali evidenze

 

Dopo un 2025 all’insegna dell’incertezza e di un calo nei consumi, purtroppo anche il primo trimestre 2026 evidenzia un’ulteriore diminuzione nelle vendite in quantità di vino nella GDO in Italia: -1% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Questo dato si accompagna però ad una crescita a valore (+2,2%) e ad un andamento divergente tra categorie. Mentre le vendite di vini fermi e frizzanti subiscono un calo del 2,4% (sempre a volume), gli spumanti crescono dell’8,7%, sull’onda di un trend di crescita che dura ormai da oltre cinque anni.
Tra i vini fermi e frizzanti, crescono le vendite di Dop, mentre arretrano i generici e gli Igp. Tra gli spumanti, in forte spolvero il Metodo Classico (+25% a volume). In generale, aumentano le vendite di tutte le tipologie di sparkling, dai Charmat dolci (+7,1%) a quelli secchi (+7,7%).
Sul fronte dell’export, i dati registrano un trend più negativo e trasversale a tutti gli esportatori di vino. Nessun player globale mette a segno una crescita nell’export del primo trimestre: dal -4,3% della Francia al -16% di Nuova Zelanda ed Australia. L’Italia (dato al primo bimestre) arretra del -13%, gli Stati Uniti ancora in profondo rosso: -30%
Si tratta di un risultato frutto del calo nelle importazioni di vino da parte di quasi tutti i principali mercati mondiali. Tra i top 12, evidenziano una crescita a valore nel trimestre solo l’Australia (+6%). I vini italiani fanno “meglio della media del mercato” in Canada (+5%), Francia (+3%), Giappone (+22%), mentre crescono anche in Australia, ma con una variazione inferiore alla media (+2%).
Per quanto riguarda le vendite di spirits in GDO, il rimbalzo appare più sostenuto (anche per questa categoria, il 2025 si era chiuso in calo): +2,9% a volume a fronte di una crescita del +2,7% nei valori. Gli aperitivi alcolici trainano la crescita con un +6,4% a volume, meno brillanti le vendite di distillati e acquaviti (+0,3% a volume).
Nell’ambito di quest’ultima tipologia, le performances di crescita più rilevanti le mettono a segno il Cognac (+12% a volume, sebbene il peso della tipologia sulle vendite di distillati sia marginale), seguito da Gin (+10%, dopo un 2025 di crescita) e Vodka (+9%, anch’essa in forte crescita nell’anno precedente). Al di là dell’exploit del Cognac, il primo trimestre 2026 conferma il trend di crescita che nel 2025 aveva interessato in particolare tre prodotti, vale a dire il Gin, la Vodka e la Tequila. Trend ancora negativo invece per le vendite di Grappa in GDO che dopo aver chiuso il 2025 a -7% (a volume), subiscono un ulteriore diminuzione del -5% nel primo trimestre 2026.
Anche sul fronte dei liquori, continuano a crescere le vendite di liquori all’amaretto (+13,3%), mentre i leader della categoria (sambuca e liquori a base limone) si muovono “sulla parità” con riduzioni inferiori all’1%;
Di tutt’altro segno le vendite di aperitivi alcolici che, dopo aver archiviato un 2025 significativamente positivo, continuano a crescere trasversalmente per tutte le tipologie. Nel primo trimestre 2026, la variazione più rilevante spetta ai sodati (+9,3% a volume).
Sul fronte estero, il trend nelle importazioni dei principali mercati mondiali non risulta particolarmente positivo. Segnali positivi per gli acquisti di spirits dall’Italia si registrano in Francia (+37% a valore), Spagna (+13%) e Canada (+4%).
Nel complesso del primo bimestre 2026, la variazione nell’export totale di spirits dall’Italia è comunque positiva (+6%), analogamente a quanto fatto registrare nell’export di Usa (+5%) e Germania (+6%). In forte calo l’export di spirits dalla Francia (-13%).
Infine, il capitolo aceti. In questo caso, dopo un 2025 di vendite in crescita in GDO, anche il primo trimestre 2026 evidenzia un ulteriore aumento delle vendite sia a valori (+2,4%) che a volumi (+1%). Continua a brillare l’aceto di mele (+10% a volume), più modesto l’incremento dell’Aceto Balsamico di Modena Igp (+2%), stazionarie le vendite dell’aceto di vino.
All’estero continuano ad aumentare gli acquisti di aceti italiani in Corea del Sud (+36% a valore la variazione del primo trimestre 2026 vs 2025) e Australia (+12%), anche se a livello complessivo, il primo bimestre evidenzia un calo dell’export a valore di aceti italiani di quasi l’11%, per quanto nessun competitor metta a segno una variazione positiva.
A conclusione della disamina sul primo trimestre, vale la pena fare un accenno alla situazione di mercato negli Stati Uniti, sul fronte delle importazioni di prodotti italiani. Alla luce di un primo trimestre 2025 dove si registrarono aumenti straordinari nelle importazioni dall’Italia per “scampare” all’applicazione dei dazi universali annunciati da Trump nel successivo mese di aprile, è stata calcolata la variazione del primo trimestre 2026 sullo stesso periodo del 2024, al fine di confrontare periodi omogenei non “viziati” da eventi appunto straordinari. Purtroppo, anche attraverso questa sterilizzazione, il risultato per le tre categorie di prodotti italiani appare comunque significativamente negativo, vale a dire -28% (a valore) per il vino, -35% per gli spirits e -18% per gli aceti. Oltre ad una svalutazione del dollaro rispetto all’euro (-6% tra i due trimestre 2026/2024) che pesa su questa variazione, il risultato esprime una dinamica di un mercato in flessione sul fronte dei consumi.

CONSUMER SURVEY USA PER FEDERVINI by NOMISMA WINE MONITOR

Sintesi delle principali evidenze

•​La ricerca Nomisma Wine Monitor per Federvini si è posta l’obiettivo di valutare, attraverso un’indagine che ha coinvolto 1.200 consumatori statunitensi di vino, spirits e Aceto Balsamico di Modena IGP, la percezione dell’aumento dei prezzi nell’ultimo anno (attribuito ai dazi), i cambiamenti nei comportamenti d’acquisto conseguenti a tale percezione, l’intention to buy e la willingness to pay per prodotti con prezzi maggiorati, nonché l’individuazione dei relativi prodotti sostitutivi (anche di altra origine) e delle previsioni di consumo.

•​Dalla survey si evince che i prodotti agroalimentari (59% dei consumatori) e le bevande alcoliche italiane (39%) guidano la classifica dei prodotti stranieri per maggior qualità percepita dai consumatori negli Stati Uniti.

•​Il marchio e l’elevata qualità del prodotto restano i principali driver di scelta per i prodotti italiani (42% per il vino, 54% per gli spirits e 34% per gli aceti), mentre il prezzo elevato si conferma la principale barriera all’acquisto per i non consumatori (40% per il vino, 26% per gli spirits e 28% per l’Aceto Balsamico di Modena IGP).

•​Per i consumatori statunitensi, l’alta qualità è il principale valore che accomuna il vino italiano (47%) gli spirits italiani (48%) e l’Aceto Balsamico di Modena IGP (42%).

•​Nonostante una sensibile percezione dell’aumento dei prezzi nell’ultimo anno dovuta ai dazi, rilevata dal 79% degli utilizzatori di vino, dall’84% di quelli di spirits e dal 73% di quelli di Aceto Balsamico di Modena IGP, i consumatori americani dimostrano una spiccata fedeltà a questi prodotti.

•​Tra coloro che hanno percepito un aumento dei prezzi, solo una piccola quota (8% per il vino, 9% per gli spirits e 8% per l’Aceto Balsamico di Modena IGP) dichiara di aver sostituito parzialmente o totalmente il prodotto italiano. Nel caso del vino, la sostituzione è avvenuta principalmente con vino americano, birra oppure con vino italiano di fascia di prezzo più bassa. Per gli spirits italiani, invece, i sostituti sono stati spirits statunitensi, birra e vino, mentre per l’Aceto Balsamico di Modena IGP si è fatto ricorso ad aceti prodotti negli Stati Uniti, aceto di mele e altri condimenti.

•​Guardando invece alle intenzioni future, e in particolare a come si comporterebbero i consumatori se dovessero percepire una crescita del prezzo del 20%, una parte significativa dichiara di non voler rinunciare all’acquisto di queste eccellenze, preferendo mantenere stabili quantità e frequenze di consumo (38% nel caso del vino, 43% nel caso degli spirits italiani e 42% nel caso dell’Aceto Balsamico di Modena IGP) o, al massimo, orientarsi alla ricerca

di promozioni e offerte per attenuare l’impatto dei rincari (23% nel caso del vino italiano, 28% nel caso degli spirits italiani e 30% per l’Aceto Balsamico di Modena IGP).

•​ Tra coloro che dichiarano che sostituirebbero il prodotto (14% nel caso del vino, 8% per gli spirits e 10% nel caso dell’Aceto Balsamico di Modena IGP), i sostituti del vino sarebbero ancora vini di produzione statunitense; gli spirits diventerebbero la seconda opzione e la birra la terza, mentre i vini italiani di fascia più bassa uscirebbero dalla top 3. Gli spirits italiani verrebbero sostituiti con spirits di altri Paesi e con prodotti ready-to-drink, mentre l’Aceto Balsamico di Modena IGP verrebbe sostituito principalmente con aceto di mele, seguito da aceti prodotti in altri Paesi e da aceti prodotti negli Stati Uniti.