IA entra nei campi. Serpillo (UCI): Può aiutare gli agricoltori, ma non sostituire l’esperienza umana
Droni, sensori, sistemi predittivi e algoritmi sempre più sofisticati stanno trasformando il settore agricolo. Anche in Italia cresce l’utilizzo delle tecnologie digitali applicate alle coltivazioni, alla gestione delle risorse idriche e al monitoraggio delle produzioni. Un processo che rappresenta una grande opportunità per aumentare efficienza e sostenibilità, ma che non può prescindere dal ruolo centrale dell’agricoltore.
A sottolinearlo è Mario Serpillo, Presidente nazionle dell’UCI – Unione Coltivatori Italiani, intervenendo nell’ambito del crescente dibattito sull’intelligenza artificiale, con particolare attenzione al suo impiego in agricoltura.
«L’intelligenza artificiale può rappresentare uno strumento straordinario per affrontare alcune delle principali sfide che il settore agricolo si trova davanti: cambiamenti climatici, siccità, aumento dei costi produttivi e necessità di utilizzare in modo più efficiente acqua ed energia. Tuttavia, dobbiamo evitare l’errore di considerarla una panacea per tutti i problemi perché essa non potrà e non dovrà sostituire l’intelligenza, la sensibilità e il lavoro dell’uomo.»
Secondo le più recenti rilevazioni sull’Agricoltura 4.0, il mercato delle tecnologie digitali applicate al settore ha raggiunto in Italia un valore di circa 2,5 miliardi di euro, con una crescita che conferma il forte interesse delle imprese verso l’innovazione. Eppure, una larga parte delle aziende agricole continua a incontrare difficoltà nell’accesso agli strumenti digitali, alle competenze e agli investimenti necessari per adottarli in maniera efficace.
«Un algoritmo può elaborare migliaia di dati in pochi secondi, individuare anomalie o suggerire interventi. Ma non può sostituire l’esperienza di chi vive la terra ogni giorno. L’agricoltore conosce i propri campi, osserva le stagioni, interpreta segnali che spesso sfuggono ai modelli matematici e prende decisioni basandosi su una conoscenza costruita negli anni. Questa capacità umana resta insostituibile.»
Per il Presidente dell’UCI, Mario Serpillo il rischio è quello di alimentare una narrazione che vede la tecnologia come alternativa al lavoro agricolo, anziché come uno strumento al suo servizio.
«L’agricoltura non è una catena di montaggio. Ogni territorio ha caratteristiche uniche, ogni stagione presenta variabili imprevedibili e ogni azienda sviluppa un patrimonio di conoscenze che non può essere replicato da una macchina. L’intelligenza artificiale deve supportare gli agricoltori nelle decisioni, non sostituirne il ruolo.»
Il Presidente Serpillo, concludendo, richiama l’attenzione sulla necessità di accompagnare la transizione tecnologica con adeguate politiche di formazione e sostegno alle imprese agricole.
«L’innovazione deve essere accessibile a tutti, non soltanto alle grandi realtà. Servono investimenti per migliorare le competenze, potenziare la connettività delle aree rurali e la diffusione delle tecnologie anche nelle aziende di piccole e medie dimensioni. Il futuro dell’agricoltura sarà costruito dall’incontro tra innovazione e conoscenza umana. Senza gli agricoltori, nessuna intelligenza artificiale sarà mai in grado di custodire e valorizzare il patrimonio agricolo dei nostri territori.»