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CIA24/06/2026 14:53

Caldo: Cia, all’agricoltura italiana un conto da oltre 1,5 miliardi

Caldo: Cia, all’agricoltura italiana un conto da oltre 1,5 miliardi

L’ondata di caldo del 2026 rischia di costare al settore primario oltre 1,5 miliardi di euro, tra campi e ore di lavoro evaporate, secondo le stime di Cia-Agricoltori Italiani. È un impatto pesantissimo che si abbatte sull’agricoltura nazionale mentre alte temperature, scarsità idrica e stress termico mettono sotto pressione colture, allevamenti e disponibilità produttiva, con il rischio concreto di rincari selettivi per i consumatori, soprattutto su frutta, verdura e produzioni più sensibili.

Il rapporto Fao‑Wmo Extreme Heat and Agriculture chiarisce che il caldo estremo non è più un fenomeno episodico, ma un moltiplicatore sistemico di rischio per sicurezza alimentare, produttività agricola e salute dei lavoratori. La frequenza, l’intensità e la durata degli eventi estremi sono cresciute nettamente nell’ultimo mezzo secolo, mentre il settore agricolo perde già ogni anno circa 500 miliardi di ore di lavoro a causa del caldo.

Per il 2026 le proiezioni internazionali indicano temperature sopra la media quasi ovunque tra giugno e agosto, Europa compresa. Per l’Italia questo significa affrontare la parte più delicata della stagione con risorse idriche già sotto pressione e fabbisogni irrigui in aumento.

Le criticità riguardano direttamente i principali comparti produttivi. Mais e soia sono esposti ai colpi di calore e a un crescente fabbisogno d’acqua; l’ortofrutta rischia scottature, cali di resa e sfasamenti nei calendari di raccolta; negli allevamenti, temperature elevate e umidità compromettono salute animale, fertilità e produzioni di latte (-20%) e uova.

Il tema dell’acqua resta decisivo. Dopo la crisi del 2022 nel bacino del Po, la peggiore in 70 anni, l’Italia continua troppo spesso a rincorrere l’emergenza senza aver accelerato abbastanza su invasi, manutenzione, reti e capacità di accumulo. In quella fase erano minacciate irrigazione e produzioni nel cuore agricolo del Paese, con riduzioni del 30‑40% per frutta e verdura nella valle del Po, un calo del 30% per i meloni e fino al 50% per mais e soia.

Tempo scaduto, ribadisce Cia, per proteggere le aziende agricole e la sovranità alimentare servono tre priorità: infrastrutture idriche resilienti, dall’ammodernamento delle reti ai bacini di accumulo; diffusione dell’irrigazione di precisione, dei sensori e del riuso delle acque reflue; più ricerca varietale, tecniche agronomiche di adattamento e strumenti rapidi di copertura del rischio climatico. Senza una strategia nazionale dell’acqua e investimenti concreti, il Paese continuerà a contare i danni anno dopo anno invece di prevenirli.