Salute cardiovascolare nell’UE. Eat Europe: “Il rapporto del PE non è all’altezza delle sfide da affrontare”
A seguito del voto nella Commissione per la Salute pubblica del Parlamento europeo, Eat Europe e Farm Europe esprimono il proprio disappunto e prendono le distanze dal rapporto adottato, ritenendo che sia ben lontano dal livello di ambizione e coerenza necessario.
Abbiamo accolto con favore il Piano europeo per la salute cardiovascolare presentato dal Commissario Várhelyi nel dicembre 2025 e abbiamo seguito i lavori della Commissione nella convinzione che avrebbe rafforzato l’approccio proposto dalla Commissione europea. Tuttavia, il testo finale non raggiunge questo obiettivo e rappresenta un’occasione mancata.
“Le principali preoccupazioni riguardano gli alimenti ultra-processati (UPF), rispetto ai quali il testo adottato rimane limitato e non riflette la crescente attenzione scientifica e politica sul loro ruolo nello sviluppo delle malattie non trasmissibili,” afferma Luigi Scordamaglia, Presidente di Eat Europe.
In linea con le posizioni già espresse da Eat Europe e Farm Europe nelle loro comunicazioni precedenti, riteniamo necessario un approccio più esplicito e fondato sulle evidenze scientifiche per affrontare adeguatamente i fattori di rischio alimentari per la salute cardiovascolare.
Pur riconoscendo alcuni elementi positivi – come il riconoscimento che il principale fattore di rischio è l’abuso di alcol e non il consumo in sé, l’enfasi sull’educazione alimentare, sulle politiche di approvvigionamento equilibrate e il riconoscimento del ruolo della carne rossa all’interno di una dieta bilanciata – riteniamo che questi aspetti siano insufficienti per compensare le più ampie debolezze del rapporto.
Il testo introduce inoltre una rappresentazione sbilanciata dei modelli alimentari, riduce l’ambizione in materia di bevande energetiche e riapre dibattiti controversi sull’etichettatura nutrizionale frontale (front-of-pack), compresi approcci che rischiano di riproporre indirettamente logiche errate e fuorvianti sostenute con forza da alcune multinazionali e da alcuni Stati membri. Permangono inoltre preoccupazioni riguardo a ulteriori requisiti di etichettatura e all’introduzione di avvertenze per il settore vitivinicolo, che rischiano di creare oneri sproporzionati senza apportare chiari benefici alla salute pubblica.
“Nel complesso”, conclude Scordamaglia, “il rapporto adottato riflette un compromesso al minimo comune denominatore, privo di una chiara visione strategica e incapace di fornire orientamenti sufficientemente efficaci per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e la promozione di stili di vita sani.”
Continueremo a collaborare con i membri del Parlamento europeo in vista del voto in plenaria, con l’obiettivo di rafforzare il testo e garantire un approccio più coraggioso e basato sulle evidenze scientifiche alla politica europea in materia di salute cardiovascolare.