I Ministri delle Finanze fissano una soglia troppo elevata perché possa rappresentare un vero meccanismo di tutela per gli agricoltori
Oggi i Ministri delle Finanze hanno adottato il loro orientamento generale sulla proposta della Commissione volta a rafforzare il Meccanismo di Adeguamento del Carbonio alle Frontiere (CBAM). Sebbene la crisi iraniana abbia spinto gli Stati membri a riconoscere la necessità di un meccanismo di salvaguardia per i fertilizzanti attraverso l’inclusione dell’articolo 27a, gli agricoltori e le cooperative agricole esprimono una profonda delusione per il fatto che la soglia di attivazione concordata sia stata fissata a un livello troppo elevato per garantire una protezione significativa nei periodi di crisi.
Secondo l’approccio concordato, la clausola di salvaguardia verrebbe attivata soltanto qualora il prezzo dei fertilizzanti importati, escludendo l’onere finanziario derivante dal CBAM stesso, aumentasse di oltre il 50% rispetto alla media dei dieci anni precedenti. Nella pratica, una soglia di questo tipo rende estremamente improbabile l’attivazione del meccanismo, persino in presenza di gravi perturbazioni del mercato.
Tuttavia, fin dalla sua entrata in vigore il 1° gennaio 2026, abbiamo già constatato, attraverso la crisi nello Stretto di Hormuz, come il meccanismo CBAM possa aggravare le situazioni di crisi, aggiungendo di fatto ulteriore pressione a una situazione già critica. Con l’aumento progressivo del prelievo CBAM fino alla sua piena applicazione nel 2034, il problema si presenterà con intensità crescente.
Per il solo 2026, Copa e Cogeca stimano che questo nuovo meccanismo comporterà un onere di 820 milioni di euro che sarà interamente sostenuto dagli agricoltori dell’Unione europea.
Poiché i fertilizzanti rappresentano uno dei principali costi di produzione dell’agricoltura europea, e il costo principale per le aziende cerealicole e delle colture arabili, un meccanismo di salvaguardia inefficace lascia gli agricoltori completamente esposti a incrementi estremi e improvvisi dei prezzi, con conseguenze dirette sulla sostenibilità economica delle aziende agricole, sulla produzione alimentare e sull’accessibilità dei prezzi per i consumatori.
Uno strumento di gestione delle crisi può essere efficace solo se viene attivato prima che le condizioni di mercato diventino ingestibili.
Copa e Cogeca invitano pertanto il Parlamento europeo ad assumere una posizione chiara a difesa del settore agricolo e a proporre una soglia di attivazione più realistica e operativa, garantendo che gli agricoltori europei, e in ultima analisi i consumatori, non siano lasciati a sostenere integralmente il costo dei futuri shock di mercato.