Roma - “Quello passato è stato un anno difficile, di tensione e il vino ha dimostrato, dopo un 2024 da record, una flessione che ci si poteva attendere, anche dovuta a tensioni sul piano delle tariffe, alla crisi di Hormuz, all’aumento dei costi e alle incertezze generali mercati mondiali più difficili. Questo è il dato negativo. Il dato positivo è che il sistema vino italiano sta tenendo perché ci presentiamo come un comparto legato al Made in Italy come un’esperienza, oltre che un aspetto soltanto culinario. All’estero, dentro e fuori l’UE stiamo cercando di fare passare le nostre posizioni. Il vino, nel comparto food, ha le sue caratteristiche, rappresenta un settore che vale 14 miliardi per la nostra economia e dietro il quale abbiamo tutta una serie di piccole piccolissime e medie aziende a carattere familiare, che riescono a crescere, investire ed essere competitive. Quindi dobbiamo, da un lato, per quello che è la riforma della politica agricola comune, affermare le nostre posizioni e cercare di fare capire come il settore vitivinicolo sia fondamentale, dall’altro sui mercati internazionali cercare di negoziare quei margini di flessibilità che rimangono imponendoci sempre in una visione globale del Made in Italy, dell’Italian style di quel qualcosa di impercettibile che fa sì che i nostri vini di grandissima qualità continuino a essere apprezzati e ad essere esportati in tutto il mondo”.
Così Valentino Valentini, viceministro Mimit, a margine dell’assemblea generale Federvini in corso a Roma.