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Agricoltura05/06/2026 13:37

Piano Mattei, Lollobrigida: opportunità per Italia e Africa, da sicurezza alimentare a immigrazione fino a export. È risposta Ue a Cina e Russia

Piano Mattei, Lollobrigida: opportunità per Italia e Africa, da sicurezza alimentare a immigrazione fino a export. È risposta Ue a Cina e Russia

“Conoscete le risorse minerarie dell’Africa, i giacimenti, ma c’è anche un altro aspetto che riguarda l’agricoltura: il 65% delle terre arabili disponibili si trova in Africa. Inoltre è un continente giovane rispetto al nostro.

Che cosa abbiamo noi? Tecnologie e formazione. E possiamo affrontare fenomeni come l’immigrazione illegale, spesso forzata da fattori economici: si scappa dalla fame e dalla povertà. Bisogna risolvere il problema, perché banalmente 800 milioni di africani in Europa non potrebbero essere accolti. Lo si può fare contrastando l’immigrazione illegale e regolando quella legale.”

Così Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare a margine del Forum Food & Beverage di Bormio.

“Il nostro governo è quello che ha aperto di più all’immigrazione regolare, sempre legata al lavoro, ma bisogna anche intervenire sulle cause del fenomeno, sostenendo lo sviluppo locale. Non è vero che questo non abbia valore per noi anche in termini di export.

Andremo in missione in Sudafrica dall’8 al 10 giugno: è un mercato importante. Abbiamo aperto rotte commerciali e, certo, potremmo avere qualche penalizzazione sul settore agricolo. Il Piano Mattei non prevede alcuna esportazione verso l’Europa dei prodotti realizzati in Africa: zero. Tutto resta destinato all’autosufficienza alimentare e al mercato interno africano. Però noi esportiamo macchine agricole, macchinari industriali, logistica, formazione e innovazione, settori nei quali l’Italia è molto forte. Quindi si apre un mercato che, in futuro, potrà diventare più ampio anche per i nostri prodotti alimentari.

Nelle 54 nazioni africane, infatti, la presenza di prodotti agroalimentari italiani sta crescendo. I numeri non sono ancora significativi se paragonati ai mercati tedesco, europeo, statunitense o giapponese, ma si tratta di un mercato potenziale. Se cresce la ricchezza lì, cresce anche la possibilità di esportare beni di consumo e non solo macchinari e tecnologie. Si vede già un aumento dell’interesse da parte delle aziende locali.

Il Piano Mattei è questo: un piano strategico di lunga durata. Naturalmente, nella collaborazione e nella crescita può esserci anche uno spazio, ad esempio nell’ortofrutta, per un aumento delle importazioni da alcune aree africane, così da creare ricchezza locale. Si tratta però di un ragionamento complessivo di alleanza, che era proprio quello immaginato da Enrico Mattei e al quale ci siamo richiamati nella definizione del Piano.

Questo approccio sta già producendo effetti: innanzitutto un forte calo dell’immigrazione illegale, che in Italia sarebbe scesa di circa il 60%, insieme a un aumento della forza lavoro regolare, spesso formata direttamente nei Paesi di origine, così da non scaricare sui nostri imprenditori il peso della formazione e dell’inserimento lavorativo.

Serve anche a evitare che la mancanza di preparazione linguistica e professionale faccia finire le persone nelle mani degli sfruttatori. In quest’ottica abbiamo lavorato, con l’obiettivo di affrontare il tema anche a livello europeo. L’Italia ha fatto da apripista, ma è evidente che l’Africa non possa essere una questione soltanto italiana.

Chiudo con un ultimo aspetto geopolitico: il cibo, oggi, è anche un’arma non convenzionale. Abbiamo visto come la Russia lo abbia utilizzato per condizionare i Paesi più deboli dell’Africa. Lo scambio di cibo, beni materiali e risorse ha permesso a grandi potenze mondiali, come Russia e Cina, di rafforzare la propria presenza nel continente africano. Il Piano Mattei rappresenta anche una risposta dell’Occidente, del G7 e dell’Europa a un tentativo di influenza sull’Africa che, in prospettiva, potrebbe diventare molto pericoloso per la nostra libertà.”

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