Roma - “Quando parliamo di deterrenza, l’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero complessivo dei controlli — che sono già molti e probabilmente cresceranno ancora —, ma concentrarli in modo mirato su chi è sospettato di commettere illeciti. Fin dall’inizio la nostra linea è stata chiara: semplificare la vita agli imprenditori onesti e renderla impossibile a chi delinque. Chi commette crimini esercita una concorrenza sleale, abbattendo illegalmente i costi di produzione, logistica e distribuzione per fare leva sul prezzo, danneggiando chi rispetta le norme sul lavoro, sull’ambiente e sul benessere sociale. I consumatori hanno il diritto di sapere esattamente cosa acquistano: chi sceglie il Made in Italy deve avere la certezza della qualità che il nostro sistema garantisce”.
Così Francesco Lollobrigida, ministro dell’agricoltura, a margine della riunione della Cabina di regia sui controlli alimentari al Masaf.
“Da due anni abbiamo istituito una cabina di regia, recentemente integrata con le rappresentanze del mondo agricolo, che abbiamo trasformato in legge. L’efficacia di questo lavoro congiunto permette di alleggerire la burocrazia per le aziende trasparenti, riducendo le verifiche generiche in favore di controlli mirati, basati su fattori di rischio e indicatori specifici. L’obiettivo è colpire unicamente l’illegalità. C’è ancora molta strada da fare, ma i risultati oggi rendicontati sono estremamente positivi e importanti.
Il nostro traguardo categorico è la totale eradicazione del caporalato: finché non raggiungeremo questo risultato, nulla potrà dirsi sufficiente. Tuttavia, come riconosciuto dalle stesse sigle sindacali, in tre anni questo governo ha fatto più di quanto sia stato fatto nei decenni precedenti, a partire dalla difesa della condizionalità sociale. Chi sfrutta i lavoratori non è un imprenditore sano e non deve beneficiare di alcuna forma di contributo pubblico; nei casi più gravi, deve essergli preclusa l’attività stessa. Abbiamo infatti reintrodotto la rilevanza penale per la somministrazione di lavoro nero (che era stata depenalizzata nel 2016), prevedendo nuovamente l’arresto per le violazioni più gravi.
I dati confermano l’efficacia delle nostre scelte: la Rete del lavoro agricolo di qualità, che dal 2015 al 2023 contava appena 6.500 aziende iscritte, ha visto raddoppiare i propri numeri in soli tre anni grazie al nostro intervento. Oltre a recepire e potenziare la condizionalità sociale — che difenderemo con fermezza anche in sede europea —, abbiamo introdotto meccanismi di premialità nei bandi pubblici per le aziende iscritte alla Rete. È un incentivo concreto per chi sceglie la trasparenza e accetta maggiori controlli: chi merita di più e opera nel rispetto delle regole, riceverà di più da questo governo”.