Il peccato originale? Nel ventunesimo secondo qualcuno vuole cancellare la libertà di scelta.
La Eat Lancet chiede che i consumatori non abbiano più libertà di scelta su cosa mangiare, mette a punto una strategia per obbligare e condizionare i consumatori e le aziende a mangiare e produrre più sostenibili e il capo fondatore viene nominato a capo del segmento dell’Onu al Food Systems Summit deputato proprio a gestire la trasformazione sostenibile dei consumi.
“Eliminare la scelta da parte dei consumatori” attraverso operazione per “incanalare le azioni solo verso il fine desiderato e isolare le azioni inappropriate; fissare obiettivi per un sistema alimentare a effetto zero o negativo; ritirare i prodotti inappropriati; diversificare il business; e il sostegno pubblico per l’eliminazione delle diete malsane”.
Sono queste le linee guida proposte da Eat Lancet Commitee facente parte della Eat Foundation fondata e presieduta da Gunhild Anker Stordalen, nominata nello scorso Food System Summit a capo del Track 2, (Shift to sustainable consumption patterns) relativo al Passaggio a modelli di consumo sostenibili.
Ma non solo: nel Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems sempre redatta dalla Eat Lancet viene specificato, al fine di condurre il pianeta verso consumi sostenibili, (in pratica lo scopo con cui è stata nominata l’ex modella a capo del Track 2 del Food System Summit) viene anche specificata l’esigenza, al fine di “restringere le scelte”, di: “rimuovere le opzioni di scelta inappropriate; “modellare la modifica della scelta o il razionamento su scala di popolazione; “allocare i finanziamenti per favorire prodotti sostenibili e sani; campagna per la messa al bando e lo status di paria per alcuni prodotti”.
Ma nel disegno di creare e “decidere” per tutti gli abitanti del Pianeta una “Dieta universale” lontana da tutto ciò che è alimentazione animale, figura anche la necessità di “guidare le scelte attraverso disincentivi” attraverso operazioni per “applicare tasse o oneri; sviluppare interventi multicriteri, basandosi su sviluppi esistenti come la tassazione del carbonio e dello zucchero, e scoprendone altri come i controlli di marketing, le connessioni carbonio-calorie; uso di contratti e condizioni per modellare le catene di fornitura; campagne di disinvestimento”.
“La ricerca scientifica è essenziale per cambiare il sistema alimentare globale”, scrivono gli autori (Prof Walter Willett, MD , Prof Johan Rockström, PhD , Brent Loken, PhD , Marco Springmann, PhD , Prof Tim Lang, PhD , Sonja Vermeulen, PhD , Tara Garnett, PhD , David Tilman, PhD , Fabrice DeClerck, PhD , Amanda Wood, PhD , Malin Jonell, PhD , Michael Clark, PhD , Line J Gordon, PhD , Jessica Fanzo, PhD , Prof Corinna Hawkes, PhD , Rami Zurayk, PhD , Juan A Rivera, PhD , Prof Wim De Vries, PhD , Lindiwe Majele Sibanda, PhD , Ashkan Afshin, MD , Abhishek Chaudhary, PhD , Mario Herrero, PhD , Rina Agustina, MD , Francesco Branca, MD , Anna Lartey, PhD , Shenggen Fan, PhD , Beatrice Crona, PhD , Elizabeth Fox, PhD , Victoria Bignet, MSc , Max Troell, PhD , Therese Lindahl, PhD , Sudhvir Singh, MBChB , Sarah E Cornell, PhD , Prof K Srinath Reddy, DM , Sunita Narain, PhD , Sania Nishtar, MD , Prof Christopher J L Murray, MD ) .
“Il divario tra l’evidenza dei problemi con il sistema alimentare e la leva politica per indurre il cambiamento dovrebbe essere riconosciuto. Tuttavia, […] l’obiettivo di fornire una dieta sana alla popolazione globale da sistemi alimentari sostenibili può essere raggiunto, e 10 miliardi di persone potrebbero essere nutrite con una dieta sana e sostenibile”, scrivono.
“L’attuale sistema alimentare malsano, iniquo e insostenibile può essere trasformato in un sistema migliore. La ricerca interdisciplinare e il monitoraggio saranno essenziali in questo processo, non ultimo per mantenere la scala e il ritmo del cambiamento. Sebbene la ricerca a lungo termine sia importante, quella a breve termine è urgentemente necessaria per aiutare gli attori politici a operare su una solida base di prove”.
E poi, citando la tabella 6 in cui si rileva l’esigenza di “eliminare la possibilità di scelta dei consumatori”: “è probabile che sia necessaria l’intera gamma di leve politiche”.
Gli scienziati suggeriscono anche come fare per eliminare la libertà di scelta dei popoli: “di fronte alle sfide, i responsabili politici potrebbero inizialmente attuare interventi di soft policy, come consigli ai consumatori, informazioni, educazione o, nel caso del cibo, etichettatura. Questi interventi presuppongono che le azioni dei consumatori generino un cambiamento sufficiente e hanno un effetto lento se non esiste un interesse pubblico di massa per il cambiamento”.
Qui di seguito lo studio:
EAT-Lancet_Commission_Summary_Report
Da qui torna in mente l’etichettatura del Nutriscore e i 5 milioni di euro messi a disposizione nel PNRR per gli influencer che ‘influenzino’ i consumatori verso una nuova agricoltura e alimentazione.
Ma la linea portata avanti al Food Systems Summit è stata respinta a causa dell’opposizione da parte dell’Italia, degli Stati Uniti e da parte di gran parte dei Paesi dell’America latina produttori di carne.
Il documento finale prevede infatti un impegno verso sistemi alimentari più sostenibili ma senza coercizioni.
La Dieta firmata Eat Lancet – Stordalen è stata ‘bocciata’ a favore di una contestualizzazione dei regimi alimentari attraverso la valorizzazione delle diete tradizionali e locali: “there was also agreement that no one size fits all” è la frase con la quale si nega l’approccio basato sulla Dieta Universale. Non esiste una formula che va bene per tutti.
Già il 22 marzo del 2019, in un comunicato pubblicato sul suo sito web la Rappresentanza Permanente Italiana presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra articolava le motivazioni per cui l’agenzia dell’Onu per la salute globale non dovrebbe essere coinvolta nella presentazione, il 28 marzo presso il Palazzo delle Nazioni di Ginevra del rapporto della “EAT-Lancet Commission” su “Healthy Diets from Sustainable Food Systems” a cui invece l’OMS aveva offerto l’appoggio: “L’OMS non dovrebbe essere coinvolta in questa iniziativa”, scriveva.
Ora la fondatrice della Eat è entrata con tutti e due i piedi e tutte e due le mani dentro una delle stanze dei bottoni dell’Onu. Quanto Italia, Stati Uniti e paesi dell’Ameriva Latina riusciranno a fermare la volontà di “negare ai cittadini la scelta su cosa mangiare”?
Qui di seguito la dichiarazione finale del Food Systems Summit:
Era già stato scritto: