Mentre l’agricoltura si trova nel mezzo di una crisi globale, tra aumento del costo delle materie prime e dell’energia, siccità e con le ben note vicende geopolitiche da affrontare, c’è invece un settore che non risente di alcuna criticità, quello della carne sintetica.
Nello stesso periodo in cui l’Europa chiede all’agricoltura tradizionale e alla zootecnica di fare sempre più sforzi in nome della sostenibilità ambientale, col rischio concreto di una diminuzione della produzione ed un aumento dell’import a scapito degli standard di sicurezza alimentare, si registra un’ascesa delle start up e delle aziende pronte a promuovere e commerciare in cibo sintetico.
E la nuova Pac – secondo il Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti – mette in discussione la Sicurezza Alimentare con un effetto domino ‘apocalittico’ anche sull’economia e le tensioni sociali che fa tornare il Pianeta 80 anni indietro.
Ultimo esempio è quello dell’azienda leader in carne coltivata in laboratorio, “Good Meat”, che a Singapore ha appena inaugurato l’impianto di produzione più grande dell’Asia e che è gia pronta ad avviare la costruzione dei più grandi bioreattori al mondo negli Usa, con la societa dell’hi-tech Abec.
“Voglio fare della carne coltivata la carne più consumata al mondo” afferma il Ceo di Good Meat, Josh Tetrick, prima dell’inaugurazione, avvenuta il 10 giugno, del nuovo impianto di produzione a Singapore di cultivated meat, il più grande dell’Asia coi suoi 30.000 piedi quadrati (all’incirca 2.800 metri quadri).
“Il pollo convenzionale e quello coltivato hanno lo stesso sapore. I giovani sotto i 25 anni pensano che sia fantastico che la loro carne sia prodotta in un bio reattore,
trovano che sia incredibile che si possa produrre carne in un gigantesco recipiente di acciaio inossidabile senza uccidere alcun animale. Il punto è arrivare in un mondo in cui la maggior parte della carne consumata non richieda la macellazione di animali. La gente mangerà questa carne a colazione, pranzo e cena” sottolinea il Ceo nel corso dell’intervista a FoodNavigator-Asia, rilanciata su twitter dallo stessa azienda di carne sintetica.
Ed il progetto è stato accolto con entusiasmo anche dal governo di Singapore (il primo paese che ha dato il via libero al commercio di carne sintetica) che proprio in questo periodo sta soffrendo il blocco alle esportazioni di pollo fresco della Malesia, che riforniva il paese di 1/3 del suo fabbisogno:
“Congratulazioni al team Good Meat per l’innovativo impianto di produzione. Questo sarà il più grande impianto di carne coltivata in Asia e aumenterà la vivacità dell’ecosistema agroalimentare di Singapore” ha commentato il Ministro per la Sostenibilità e l’Ambiente di Singapore, Grace Fu.
Ma non solo Singapore. Nelle scorse settimane Good Meat, sussidiaria della società di alternative vegetali Eat Just, ha annunciato la costruzione in Usa della serie di bioreattori più grandi al mondo per la realizzazione di carne sintetica. Come avvenuto per Singapore la costruzione dei bioreattori nasce all’interno dell’accordo di sette anni firmato con Abec, società di biotecnologie, che porterà Good Meat a produrre oltre 13mila tonnellate di carne sintetica di pollo e manzo all’anno.
La creazione dei 10 nuovi bioreattori di Good Meat è in corso, afferma l’azienda, ognuno dei quali ha una capacità di 250.000 litri e sarà alto quattro piani, molto più grande di qualsiasi altro costruito fino ad oggi. Il sito statunitense per la struttura dovrebbe essere completato entro tre mesi e operativo alla fine del 2024″ scrive in un suo articolo il The Guardian.
Ad oggi la carne coltivata non è stata ancora approvata per la vendita dalla Food and Drug Administration statunitense (a differenza di Singapore, dove questa viene già commerciata), ma Tetrick dichiara che Good Meat ha già presentato domanda ufficiale agli Usa, puntando in seguito ad ampliarsi ed entrare nel mercato cinese (il Ministero dell’agricoltura cinese che ha recentemente incluso carne coltivata e uova e alternative a base vegetale nel suo piano agricolo quinquennale).
“L’industria della carne coltivata ha raggiunto un punto di svolta e si è spostata alla scala commerciale. L’industria proteica alternativa può svolgere un ruolo importante nel futuro del cibo” ha dichiarato Rosie Wardle, partner e co-fondatore di Synthesis Capital. E proprio Synthesis Capital (che è anche investitrice in Good Meat) ha annunciato di recente un fondo da 300 milioni di dollari per investire in proteine alternative e tecnologia alimentare, il più grande fondo dedicato raccolto nel settore fino ad oggi.”
Caroline Bushnell, vicepresidente del Good Food Institute ha invece sottolineato come “C’è un importante potenziale commerciale nella carne coltivata e la possibilità offerta da Good Meat di ridurre i costi di produzione, potrebbe essere un punto di svolta nella corsa per portare la carne coltivata nei ristoranti, nei supermercati e sulle nostre tavole”
Ed il GFI è tra le organizzazioni più attive volte a promuovere il consumo di carne sintetica, muovendosi tra politica e industria per accelerare il processo che mira a sostituire il cibo di origine animale con quello di laboratorio. Tre le numerose collaborazioni risalta, come messo in evidenza dalla stessa GFI sul loro sito, quella con Eit Food, l’organizzazione co finanziata e sostenuta dall’Unione Europea, che mira a guidare il cambiamento in campo alimentare e che ha al suo attivo progetti su carne sintetica e sostituti da proteine vegetali.
“Il Regno Unito è in una buona posizione per diventare un leader globale nelle proteine sostenibili, ma senza misure ambiziose e coordinate ora, rischiamo di rimanere indietro rispetto ad altri paesi come i Paesi Bassi e Israele che stanno conquistando quest’area più seriamente. Investire ora metterà il Paese in prima linea in questa dinamica industria globale” ha commentato Elena Walden, Policy Manager di GFI Europe, in merito alla strategia alimentare del governo britannico pubblicata il 13 giugno.
Di seguito AGRICOLAE pubblica il pdf del documento:
Una strategia che vede non solo un’apertura ma una vera e propria accelerazione nel campo delle proteine alternative con un investimento di 120 mln di sterline e l’impegno a rivedere le normative. E, seppur non si parli mai di carne sintetica, la strategia britannica appare un primo passo significativo in quella direzione, già intrapresa da Israele (il latte senza mucche) o dai Paesi Bassi (col finanziamento di 60 mln euro per la carne coltivata).
Un passo in avanti che non è abbastanza per i big delle industrie di carne sintetica, come sottolineato oltre che dal Good Food Institute Europe anche da Russ Tucker (co-fondatore della prima azienda britannica di carne coltivata Ivy Farm), Marisa Heath (amministratore delegato della Plant-based Food Alliance UK) e Morten Toft Bech (fondatore di Meatless Farm) per il quale la strategia britannica avvantaggia esclusivamente la “lobby della carne che ricorda l’industria del tabacco”.
Ridurre l’utilizzo di animali in agricoltura appare dunque la via sempre più praticata per rispondere alle esigenze di sostenibilità ambientale e far fronte all’aumento della domanda di cibo, che entro il 2050 dovrà soddisfare circa 10 miliardi di persone.
Il think tank indipendente RethinkX prevede che “i volumi di produzione delle industrie statunitensi di carne bovina e lattiero-casearia e dei loro fornitori diminuiranno di oltre il 50% entro il 2030 e di quasi il 90% entro il 2035″. L’organizzazione prevede però che le alternative, comprese quelle create dalla fermentazione di precisione, costino tra il 50% e l’80% in meno rispetto ai prodotti animali che intendono sostituire.
Di seguito AGRICOLAE pubblica il pdf del documento:
RethinkX+Food+and+Agriculture+Report
Ovviamente il giro di affari è enorme ed è destinato ad aumentare col tempo. Il Good Food Institute ha riferito che le aziende proteiche alternative hanno raccolto 911 milioni di dollari nel primo trimestre del 2022, portando gli investimenti totali dal 2010 a 12 miliardi di dollari. Le aziende vegetali hanno raccolto $ 475 milioni, le aziende di fermentazione hanno raccolto $ 290 milioni e le aziende di carne coltivata hanno raccolto $ 146 milioni.
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