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Agricoltura14/02/2025 11:20

Vino, dove lo si produce si beve meno alcol. Ma Ue vuole etichetta. LA STORIA, I DATI e INFOGRAFICA

Roma - Torna a pesare sul settore vitivinicolo il rischio di etichettaure allarmistiche. È stato infatti pubblicato in questi giorni il nuovo documento di lavoro della Commissione Ue del piano Beca (Beating Cancer), lo stesso che 3 anni fa proponeva forti limitazioni al commercio oltre all’introduzione di etichette allarmistiche.

Documento che pare non tenere conto della differenza tra uso e abuso di alcol e della distinzione tra vino e superalcolici. Eppure elementi determinanti nella questione e che vedono i paesi della Dieta Mediterranea dalla forte tradizione alimentare più virtuosi dei paesi del nord Europa. I paesi che consumano e producono più vino spendono meno in alcolici. Vince il modello della Dieta Mediterranea.

VINO, NEL 2022 LO STOP OMS: RIDURRE CONSUMO ALCOL DEL 10% ENTRO 2025, NO A PROMOZIONE E TASSAZIONE PIÙ ALTA

Una vecchia battaglia che il Sistema Italia aveva già affrontato, a partire dal 2022 a seguito dell’approvazione da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) – Regione Europa dell’European framework for action on alcohol 2022-2025,  che ha come obiettivo il contrasto al consumo dell’alcol e la riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025.

Un documento che già allora restava miope di fronte alla differenza tra uso moderato e abuso di alcol. Un nuovo proibizionismo dunque, che si attua mediante una strategia ben precisa che prevede aumento della tassazione, divieto di pubblicità, promozione e di qualsiasi azione di marketing e obbligo di health warming in etichetta.

VINO, NEL 2023 LA FUGA IN AVANTI DELL’IRLANDA

Nel 2023 poi la fuga in avanti dell’Irlanda, con il via libera all’approvazione della legge per introdurre le etichette allarmistiche sugli alcolici in Irlanda, tra cui birra e vino. La conversione in legge del regolamento avvenne anche in tal caso con la compiacenza della Commissione europea, a seguito del via libera per silenzio-assenso alla proposta irlandese, nonostante le critiche di vari paesi Ue.

VINO, NEL 2024 IL CASO BELGIO

Un anno dopo, nel 2024, è il Belgio a provare ad imporre avvertenze sanitarie sulle pubblicità di bevande alcoliche, a cui risponde prontamente il Governo italiano e il Masaf. “Come annunciato, l’Italia ha oggi formalmente emesso un parere circostanziato contro il provvedimento del Belgio per imporre avvertenze sanitarie su tutte le pubblicità di bevande alcoliche” dichiarò il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida.

VINO, NEL 2025 TORNANO GLI ATTACCHI AL SETTORE VITIVINICOLO

Si ripropone dunque, anche nel 2025, la battaglia al settore vitivinicolo all’interno di una Europa che, per quanto riguarda l’alcol, appare quantomai divisa tra paesi del sud e del nord. Cade ancora una volta la divisione tra vino e superalcolici, non tenendo conto della cultura dell’alimentazione e soprattutto del bere che caratterizza paesi come l’Italia ed ignorando infine ricerche che evidenziano gli effetti benefici psicofici sull’uomo dell’uso moderato di vino.

CONSUMO DI SUPERALCOLICI IN UE. INFOGRAFICA

CONSUMO DI SUPERALCOLICI IN UE. INFOGRAFICA

VINO, EUROSTAT: I PAESI CHE CONSUMANO PIÙ VINO SPENDONO MENO IN ALCOLICI. VINCE IL MODELLO DELLA DIETA MEDITERRANEA

Emerge così che i paesi dalla tradizione alimentare più consolidata e caratterizzate da una cultura del bere, ossia i paesi della Dieta Mediterranea, sono quelle che meno fanno uso di alcol. Ed è così che secondo i dati Eurostat i paesi che consumano più vino spendono meno in alcolici.

Tra i membri dell’UE, le quote più elevate della spesa totale per consumi per le bevande alcoliche nel 2021 sono state registrate in Lettonia (5,0 %), Estonia (4,7 %), Polonia (3,7 %), Lituania e Cechia (entrambi 3,6 %). Al contrario, le quote più basse sono state in Grecia e Italia (entrambi 1,0 %), nei Paesi Bassi (1,3 %) e in Spagna (1,4 %).

CONSUMO ALCOL, DATI EUROSTAT

CONSUMO ALCOL, DATI EUROSTAT

VINO, PER LA SCIENZA DOSI MODERATE MIGLIORANO LA SALUTE E RIDUCONO MORTALITÀ. CONSIDERARE INTERO PROFILO EPIDEMIOLOGICO

Sugli effetti dell’alcol sulla salute umana si era pronunciata anche la scienza. A bassi livelli di consumo, l’alcol può ridurre il rischio di mortalità per tutte le cause. Piccole quantità di consumo di alcol sono associate a migliori risultati di salute nelle popolazioni che affrontano prevalentemente un carico elevato di malattie cardiovascolari. Tali erano i risultati di una ricerca pubblicata su Lancet nel luglio 2022 da parte del Global Burden of Disease Study (un programma di ricerca globale che valuta la mortalità dovuta a malattie, lesioni e fattori di rischio principali, frutto di una collaborazione di oltre 7.000 ricercatori in più di 156 paesi).

Quantità moderate di alcol fanno bene alla salute, dichiarò l’allora presidente del Crea Carlo Gaudio. A dimostrarlo anche studi recenti (Andrea Poli sull’European Heart Journal e il Global Burdean of Diseases su Lancet) che mostrano gli effetti benefici di un consumo giornaliero basso o moderato.

“Andrea Poli nel 2022 sull’European Heart Journal concludeva che l’uso moderato di alcol- due dosi giornaliere per l’uomo, uno per la donna- è associato ad un ridotto rischio coronarico, con limitato rischio oncologico, con un impatto favorevole su mortalità per tutte le cause” dichiarava nel 2023 Gaudio.

Sulla questione si era espressa anche la Società Italiana Tossicologia. Per la SITOX l’UE alimenta confusione, bisogna infatti considerare le dosi quando si parla di tossicità, senza confondere il pericolo con il rischio. Solo l’eccesso è nocivo.

“Tutte le sostanze sono tossiche, solo la dose le rende non tossiche. È bene distinguere il concetto di pericolo da quello di rischio. Infatti, il pericolo è una caratteristica intrinseca di una sostanza (“può causare danni al feto”), mentre il rischio è una stima del danno derivante dall’esposizione alla sostanza” concludeva il prof. Corrado Galli, presidente della Società Italia di Tossicologia (SITOX).

www.agricolae.eu

Vino, i numeri del settore. Italia leader su export, ma in calo produzione e consumi. Rischi da etichettature e dazi. DATI E INFOGRAFICA 

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