Roma - La Lav che ha finanziato Food for profit scrive ai parlamentari per fare pressing. Come chiede l’altro finanziatore olandese che investe in Plant based food e fa lobbying: “fare pressioni su funzionari governativi”
Prosegue, a distanza di mesi, la campagna mediatica che mette nel mirino l’industria zootecnica tramite Food For Profit, il documentario realizzato dalla giornalista Giulia Innocenzi e prodotto con il sostegno economico di imprenditori del settore del cibo vegan e plant based.
Tra le ultime azioni volte a esercitare pressioni sul mondo politico le lettere inviate ai deputati proprio dalla LAV per mostrare “sulla scia del docufilm cofinanziato dalla LAV, Food For Profit, […] gli orrori della vita a cui sono sottoposti milioni di animali rinchiusi e sfruttati” a causa degli allevamenti intensivi.
FOOD FOR PROFIT, LAV TRA I FINAZIATORI
Tra le associazioni che hanno fornito supporto a Food For Profit anche la LAV che, dichiarano sul loro sito, è “stata fortemente coinvolta in questo progetto, durato 5 anni, supportandone la realizzazione, coordinando le attività d’inchiesta negli allevamenti che si vedono nel film, infine contribuendo alla sua diffusione, a partire dal lancio a Bruxelles proprio dentro al Parlamento Europeo”.
E sembrerebbe che proprio l’attività di lobbing verso rappresentanti politici a livello nazionale ed europeo rappresenti uno dei punti centrali dell’agire di finanziatori e produttori del docufilm. Gli stessi che possiedono o investono in aziende del cibo plant based e vegan, e che dichiarano la volontà di eliminare dall’alimentazione globale i cibi di derivazione animale facendo pressioni sugli organi politici.
FOOD FOR PROFIT, FINANZIATO DALL’OLANDESE CHE INVESTE SUL VEGAN E DECIDE PROGETTI UE: “FARE PRESSIONI SU FUNZIONARI GOVERNATIVI”
Tale è l’esempio di uno dei finanziatori di Food For Profit, l’olandese Van Deurse, fondatore di Capital V che investe sul vegan food e membro della giuria dell’EIC (European Innovation Council), deputata a ‘selezionare’ i progetti europei per sostenere le innovazioni rivoluzionarie, attraverso finanziamenti alle singole aziende (principalmente startup e PMI) per mezzo di sovvenzioni ed investimenti dell’Unione europea.
FOOD FOR PROFIT, LE PRESSIONI DELLA LAV SUI DEPUTATI UE
Tra le ultime azioni volte a esercitare pressioni sul mondo politico le lettere inviate ai deputati proprio dalla LAV per mostrare “sulla scia del docufilm cofinanziato dalla LAV, Food For Profit, […] gli orrori della vita a cui sono sottoposti milioni di animali rinchiusi e sfruttati” a causa degli allevamenti intensivi.
L’obiettivo, si legge sempre nella lettera, è di spingere, attraverso i deputati, la commissione Ue a rimettere al centro dell’agenda politica il pacchetto di riforme annunciato dalla presidente von der Leyen sul benessere animale.
E se pure l’intento di salvaguardare la salute degli animali è nobile, ed anzi obbligatorio, molti sono gli interessi -specie di natura economica-che si celano dietro. Tra tutti l’interesse di alcuni imprese e multinazionali per maggiori finanziamenti nel settore plant based e della carne coltivata, a scapito del settore zootecnico.
PLANT BASED, RISCHI PER LA SALUTE DAL CIBO ULTRA PROCESSATO VEGETALE
Attaccare l’industria della carne sembrerebbe allora essere una strategia per guadagnare nuove quote di mercato presso i consumatori, spesso omettendo agli stessi alcune informazioni come quelle riguardo i cibi plant based ultraprocessati che -evidenziano le ricerche-, sebbene pubblicizzati dalle aziende come altamente salutari, rappresentano un rischio più elevato per la salute.
LAV, IL MANIFESTO SOTTOSCRITTO DAI DEPUTATI UE CHE PROMUOVE CARNE COLTIVATA
La stessa LAV in vista delle elezioni europee aveva lanciato la campagna Vote for animals – Anche gli animali votano un manifesto di 10 punti programmatici, tra cui i punti 4 e 5 che prevedono il “sostegno a una Politica europea dell’alimentazione che favorisca produzioni vegetali e prodotti animali dall’agricoltura cellulare”, una “moratoria sull’apertura di nuovi allevamenti intensivi” e una “riconversione delle aziende zootecniche con la riduzione del numero degli animali allevati.”
Un documento che era stato presentato a numerosi eurodeputati, e da questi poi sottoscritto, in ottica di favorire una transizione alimentare, ossia un “vero e proprio cambio di paradigma, per plasmare il futuro dell’Europa e del nostro pianeta”.
Europee, dal cibo sintetico alla riduzione della zootecnia. Ecco gli eletti in Ue che dicono Si
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