Roma - La Rai trasmette il docufilm pagato dalle lobby straniere e che critica il Made in Italy: il Servizio Pubblico trasmette il docufilm che critica il sistema allevatoriale italiano e finanziato dalle aziende straniere del Plant based food che dichiarano la necessità di fare lobby sui funzionari governativi per eliminare il sistema zootecnico. La Rai non risponde nel merito.
Difendere il modello agroalimentare italiano e le eccellenze del Made in Italy. Questa una delle priorità del ministero della Sovranità Alimentare a guida Lollobrigida e del Governo Meloni adottata anche dalla lettera di missione della Von der Leyen inviata al nuovo commissario Ue Hansen. Eppure la Rai, emittente pubblica finanziata con i contributi dei cittadini italiani, ospita a maggio 2024 il documentario della giornalista Giulia Innocenzi, Food for Profit, che critica il settore zootecnico e l’intera filiera agricola Made in Italy. Si salva il mondo del plant based, settore che muove miliardi e che ha finanziato quello stesso documentario.
MADE IN ITALY. GARANTIRE LA SICUREZZA ALIMENTARE COME FATTORE STRATEGICO, VALORIZZANDO E TUTELANDO LE ECCELLENZE
Nel mezzo di due guerre, a Oriente e Occidente, la corsa di alcune nazioni non è solo agli armamenti ma anche all’approvvigionamento alimentare. Dalla Cina alla Turchia fino ai grandi fondi internazionali che fanno capo agli Emirati Arabi. Elemento strategico di ogni conflitto militare il saper garantire la sicurezza alimentare si è dimostrato fattore determinante anche durante la pandemia da Covid19, capace di assicurare -come insegnano anche le vicende in medioriente- stabilità sociale e politica.
In questo scenario la forza di una nazione si mostra anche nel saper valorizzare e tutelare i suoi asset strategici, ossia quel marchio Made in Italy che nell’agroalimentare trova una delle sue più felici affermazioni, dalla produzione fino alla trasformazione, sinonimo di qualità a livello globale e modello per i controlli sul fronte sanitario.
MADE IN ITALY. RAI OSPITA IL DOCUMENTARIO “FOOD FOR PROFIT” CHE ATTACCA MODELLO AGROALIMENTARE ITALIANO
Dalla Rai, l’emittente pubblica statale finanziata coi soldi dei contribuenti, sembra partire un vero e proprio ‘attacco’ alla zootecnia italiana ed alla filiera agroalimentare. E sulla stessa linea si posiziona la decisione di ospitare in Rai (Report, puntata del 05/05/2024) il documentario “Food for Profit” della giornalista Giulia Innocenzi, che ‘denuncia’ il modello agricolo italiano e in special modo il settore zootecnico, tra le cui accuse troviamo quella di fare lobby in Europa.
Eppure sia Report che la Rai, oltre che la stessa Innocenzi, si dimenticano di citare che i produttori del documentario sono importanti finanziatori del plant based food, ossia del cibo ultra trasformato a base vegetale ed i cui nomi evocano i classici prodotti a base di carne come polpette, hamburger o tagliate.
I PRODUTTORI DI FOOD FOR PROFIT, VAN DEURSEN: INVESTIMENTI NEL PLANT BASED E RIMOZIONE CIBO ORIGINE ANIMALE NELLE DIETE
Così tra i produttori di Food for Profit troviamo l’olandese Michiel Van Deursen, fondatore di Capital V che fornisce investimenti a start up e aziende impegnate nella produzione di cibo a base vegetale, e che mira alla rimozione degli animali dal sistema di produzione alimentare. Ma non solo, Van Deursen è anche investitore e membro del Board di numerose aziende specializzate in carne vegetale, cibo plant based e proteine alternative come Heura, Vevolution, Very Good Food Co e The Vegetarian Butcher.
CHI ATTACCA ZOOTECNIA E MODELLO ITALIANO INVESTE IN MULTINAZIONALI E CIBO ULTRA PROCESSATO A BASE VEGETALE PER UN GIRO DI AFFARI CHE VALE MILIARDI DI DOLLARI
Sembra prefigurarsi un eventuale conflitto d’interessi o di opportunità nel momento in cui i nomi di chi attacca la zootecnia ed auspica la fine a livello globale di una dieta a base animale sono gli stessi di chi finanzia il cibo a base vegetale attraverso le proprie attività ed aziende.
Si tratta in questo caso di conquistare -attraverso il cibo plant based- nuove fette di mercato nel settore alimentare, per un giro d’affari di miliardi di euro (oltre 162 mld dollari entro il 2030, stima Bloomberg).
I PRODUTTORI DI FOOD FOR PROFIT, GREEN WORLD: FORMARE INFLUENCER SPECIALIZZATI SU TEMATICHE GREEN
E per arrivare allo scopo, ossia modificare o assecondare le nuove diete vegetali che si fanno spazio tra i consumatori, si ricorre all’utilizzo di influencer e personaggi dello spettacolo, anche attraverso la creazione di vere e proprie Accademy specializzate nella formazione di green influencer. E’ questo il caso di un altro dei produttori di Food For Profit, cioè Green World, piattaforma italiana che lavora alla formazione di creator ed influencer specializzati in tematiche green, che ha partecipato a Food For Profit “con una importante donazione che ha aiutato a sostenere le spese di produzione” e realizzando il sito del documentario www.foodforprofit.com “che smaschera il sistema corrotto che lega l’industria della carne, le lobby e il potere politico” come si legge sulla pagina di Green World.
FOOD FOR PROFIT, VAN DEURSEN: PROMUOVERE ATTIVITA’ DI LOBBY SU FUNZIONARI GOVERNATIVI E RESPONSABILI POLITICI
Parallelamente allo sforzo di allargare la platea di nuovi consumatori l’attivismo degli imprendotri vegan e plant based si muove pure su canali più istituzionali, specialmente in Europa dove poter esercitare pressioni sui membri del Parlamento o della Commissione deputati a decidere le nuove politiche Ue. Una vera e propria attività di lobby ad alto livello, la stessa che a parti inverse denuncia Giulia Innocenzi con “Food for Profit”. Lo scrive sulla pagina di Capital V lo stesso Van Deursen, inserendolo tra i cinque pilastri della sua azione a sostegno del plant based food, promuovendo dunque attività di lobby, ossia “facendo pressioni sui funzionari governativi e sui responsabili politici per creare leggi che proteggano gli animali e promuovano il veganismo.”
FOOD FOR PROFIT, VAN DEURSEN: MEMBRO DELL’EIC DEPUTATO A SCEGLIERE PROGETTI UE DA FINANZIARE
E quando non ci si limita ad esercitare pressioni ci si innesta direttamente nei gangli del potere, come sembra accadere nel caso – ancora una volta – di Van Deursen, il quale è anche membro della giuria dell’EIC (European Innovation Council, istituito nell’ambito del programma UE Horizon Europe con un budget di 10,1 miliardi di euro), deputata a ‘selezionare’ i progetti europei per sostenere le innovazioni rivoluzionarie, attraverso finanziamenti alle singole aziende (principalmente startup e PMI) per mezzo di sovvenzioni ed investimenti dell’Unione europea.
I PRODUTTORI DI FOOD FOR PROFIT, CASTIGLIONI: CONSIGLIERE RENZI E INVESTITORE IN PLANT BASED E PROTEINE ALTERNATIVE
Tra i finanziatori del documentario spicca inoltre la presenza dell’imprenditore e investitore Sebastiano Cossia Castiglioni, già Consigliere Economico del Primo Ministro Matteo Renzi dal 2014 al 2016.
Soprattutto fondatore di Vegan Capital, che investe nel settore plant-based e delle proteine alternative agli animali. Partner anche di Blue Horizon, gruppo leader a livello globale nell’investimento in proteine alternative. Ma ulteriori investimenti – riporta il sito specializzato Family Business Forum – sono stati portati avanti in oltre 80 aziende nel solo settore delle proteine alternative e plant-based, tra le quali Beyond Meat nel 2012.
Legato a Cossia Castiglione sembra essere dunque l’ex premier Matteo Renzi, diviso nel suo ruolo di leader di Italia Viva e di membro del board del fondo arabo Future Investment Initiative Institute (FII Institute), che in un report del 2022 sulle nuove sfide alimentari da affrontare a livello globale proponeva tra tra le soluzioni i nuovi cibi a base di insetti e carne di laboratorio o cellulare.
AGRICOLAE ha chiesto alla Rai – preventivamente alla redazione dell’articolo -:
- Come mai il servizio pubblico ha trasmesso “Food for profit”, un docufilm finanziato dai lobbisti del plant based food
- Se la Rai era a conoscenza che i finanziatori del documentario “Food for profit”, che attaccava gli allevamenti Made in Italy, facessero parte della lobby plant based food che dichiara apertamente di “fare pressioni su funzionari governativi”
- Che genere di controlli effettua la Rai prima della messa in onda di documentari e se fa verifiche su chi finanzia gli stessi
Il Servizio Pubblico radiotelevisivo Rai, ha preferito non rispondere.
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